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La Battaglia di Vittorio

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La fine della Grande Guerra

Vittorio Veneto si gloria di aver dato il nome alla grande battaglia combattuta, dal 24 ottobre al 3 novembre 1918, da 57 divisioni italiane, 2 britanniche, una francese, una legione ceco-slovacca ed un reggimento americano contro 73 divisioni austro-ungariche, che si concluse con la più fulgida vittoria dell’Esercito italiano. Dopo la Battaglia cosiddetta del “Solstizio” (in cui l’esercito autro-ungarico, che aveva oltrepassato il Piave ed occupato il Montello, fu prontamente ricacciato sulle posizioni di partenza della strenua e disperata controffensiva dell’esercito italiano) i belligeranti parevano esausti e rassegnati ad affrontare un altro inverno di guerra. Proprio allora avvenne un fatto nuovo e cioè il ritiro della Bulgaria dalla coalizione con gli Imperi centrali: tale fatto suggerì al Gen. Diaz, capo dello S.M. Italiano, l’opportunità di scatenare una grande offensiva nel tardo autunno – e ciò contrariamente al parere degli Alleati – per determinare il crollo dell’Austria, spossata ormai dallo sforzo compiuto e per concludere rapidamente la lunga guerra.

Sugli altipiani, e in particolar modo sul Grappa, la IV Armata attaccò con molto vigore allo scopo di richiamare ed agganciare notevoli forze avversarie e le riserve nemiche. Frattanto l’VIII Armata, composta da 13 divisioni, con il concorso della XII sulla sinistra, e della X Armata sulla destra, iniziò lo sforzo offensivo in direzione di Vittorio Veneto, (divenuta con Caporetto, sede di importanti comandi nemici), allo scopo di scardinare e di sfondare le linee di resistenza nemiche.

Sulla destra intanto la III Armata ebbe il compito di appoggiare l’offensiva e di impiegare le forze nemiche operanti sul basso Piave, mentre la IX Armata con cavalleria costituì nella zona di Castelfranco una preziosa riserva. Nei primi giorni la lotta si scatenò violenta sul Grappa contro l’ostinata difesa avversaria: nel frattempo, dopo alcune alterne vicende e a prezzo di considerevolissimi sacrifici, la XII, l’VIII e la X Armata riuscirono ad attestare alcuni reparti sulla sponda sinistra del fiume e a conquistare, dopo cruenta lotta, la piana di Sernaglia. Il 28 ottobre tutte e tre le Armate occupavano saldamente la riva sinistra del Piave, mentre le punte offensive si dirigevano decisamente su Vittorio Veneto. La grandiosa battaglia poteva già dirsi praticamente decisa. Il 30 ottobre le truppe liberatrici entrarono in Vittorio Veneto, spezzando definitivamente in due tronconi l’esercito austro-ungarico e determinandone l’irreparabile collasso. Il 3 novembre il XXIX Corpo d’Armata entrava in Trento, mentre la III Divisione di Cavalleria liberava Udine e reparti di Bersaglieri sbarcavano a Trieste. Lo stesso giorno i plenipotenziari italiani e austriaci firmavano a Villa Giusti, vicino a Padova, le clausole dell’armistizio. Era finalmente la vittoria.

La città, per il contegno nobile e fiero mantenuto durante l’invasione nemica, venne decorata con la Croce al Merito di Guerra (Decreto 29-10-1919).